Patti parasociali, vesting e clausole leaver tra i fondatori

Cosa sono i patti parasociali, come funziona il vesting nelle SRL italiane e come si scrivono le clausole good leaver e bad leaver, con un esempio numerico.

I patti parasociali sono accordi scritti tra i soci, distinti dallo statuto, che regolano la gestione della società e il modo in cui si entra o si esce dal capitale. Tra fondatori servono soprattutto a due cose: legare le quote all'impegno nel tempo, con il vesting, e decidere in anticipo cosa succede a chi lascia, con le clausole good leaver e bad leaver. Nelle startup italiane, quasi sempre SRL, queste regole si scrivono in parte nello statuto e in parte nei patti, perché i due strumenti hanno effetti diversi.

Statuto o patti parasociali: che differenza c'è

Lo statuto è pubblico, depositato al Registro delle imprese, e vincola la società e tutti i soci, anche quelli che entreranno in futuro. Una clausola statutaria, per esempio la prelazione, è opponibile ai terzi: una cessione di quote che la viola non è efficace verso la società. Per modificarlo serve una delibera dell'assemblea davanti al notaio.

I patti parasociali sono contratti privati: vincolano solo chi li firma e non sono opponibili a chi è estraneo all'accordo. Se un socio li viola, gli altri possono chiedere il risarcimento del danno o far valere le penali previste, ma l'atto compiuto resta valido. Per le SpA il codice civile (articolo 2341-bis) fissa una durata massima di cinque anni e permette il recesso con 180 giorni di preavviso dai patti senza scadenza; per le SRL l'applicazione di questa norma è discussa, e nella prassi si scelgono comunque durate definite con rinnovo.

In pratica, le clausole che devono valere verso chiunque (prelazione, gradimento, drag-along, tag-along, categorie di quote) vanno nello statuto; impegni personali, vesting, non concorrenza e regole di uscita trovano posto nei patti, spesso con un rinvio reciproco.

Cosa mettere in un patto tra fondatori

  • Ruoli e impegno: chi lavora a tempo pieno, da quando, con quali deleghe.
  • Vesting delle quote e relativo calendario.
  • Clausole leaver: definizioni e prezzo di riacquisto.
  • Lock-up: divieto di vendere le quote per un certo periodo.
  • Governance: nomina degli amministratori, decisioni che richiedono l'unanimità o maggioranze rafforzate.
  • Stallo decisionale: come si esce da un disaccordo tra soci paritari (mediatore, clausola di acquisto reciproco, arbitrato).
  • Proprietà intellettuale: cessione alla società di tutto ciò che i fondatori hanno creato per il progetto.
  • Non concorrenza e riservatezza, con durata e ambito ragionevoli.

Come funziona il vesting in una SRL

Negli Stati Uniti il vesting si applica ad azioni emesse subito ma soggette a riacquisto. In Italia si ottiene lo stesso risultato con il reverse vesting: ogni fondatore riceve subito tutte le sue quote, ma concede agli altri soci (o alla società, nei limiti previsti per l'acquisto di quote proprie) un'opzione di acquisto sulla parte non ancora maturata, esercitabile se lascia il progetto.

Lo schema più diffuso prevede quattro anni di vesting con un cliff di dodici mesi: se il fondatore esce nel primo anno non matura nulla; dopo il cliff matura il 25% e il resto si sblocca mese per mese. Il prezzo dell'opzione cambia a seconda che l'uscita sia da good leaver o da bad leaver. Un prezzo troppo lontano dal valore reale può esporre la clausola a contestazioni: è uno dei punti in cui l'assistenza di un legale conta davvero.

Good leaver e bad leaver

Le definizioni non sono fissate dalla legge: le decidono i soci, ed è bene che siano precise.

Bad leaver, tipicamente:

  • dimissioni volontarie senza giusta causa prima di una certa data;
  • revoca da amministratore o licenziamento per giusta causa;
  • violazione grave del patto, per esempio dell'obbligo di non concorrenza.

Good leaver, tipicamente:

  • decesso o invalidità permanente;
  • revoca o licenziamento senza giusta causa;
  • dimissioni per giusta causa.

Le conseguenze più comuni: il bad leaver cede le quote non maturate al valore nominale e, nelle versioni più severe, anche parte di quelle maturate a sconto; il good leaver cede le quote non maturate al valore di mercato, o conserva una parte maggiore di quanto maturato. Approfondisci nella voce good leaver e bad leaver.

Un esempio numerico

Tre fondatori costituiscono una SRL con 10.000 euro di capitale: Marta 40%, Luca 30%, Giorgio 30%. Il patto prevede vesting di 48 mesi con cliff di 12 mesi. Dopo 18 mesi Luca decide di lasciare per un'altra offerta di lavoro, senza giusta causa: è un bad leaver.

  • Quota maturata: 18/48 del suo 30% = 11,25% del capitale, che Luca mantiene.
  • Quota non maturata: 30% − 11,25% = 18,75%, soggetta all'opzione di acquisto.
  • Prezzo da bad leaver: valore nominale, cioè 18,75% di 10.000 = 1.875 euro.

Se la società fosse stata valutata 2 milioni di euro in un round recente e Luca fosse un good leaver con prezzo a valore di mercato, la stessa quota varrebbe 375.000 euro. La differenza spiega perché le definizioni vanno scritte con cura. Le quote riacquistate possono essere redistribuite ai fondatori rimasti o destinate a chi prenderà il posto di Luca.

Cosa chiederanno gli investitori

Al primo round con un investitore professionale il term sheet conterrà quasi sempre clausole sul vesting dei fondatori: talvolta un nuovo vesting che riparte dal closing, talvolta un'accelerazione in caso di exit, attivata dalla sola vendita (single trigger) o dalla vendita seguita dall'uscita del fondatore (double trigger). Arrivare con un patto già firmato e coerente con lo statuto rende la negoziazione più semplice. Il tema è approfondito nella guida sulle clausole principali del term sheet.

Errori comuni

  • Non firmare nulla perché si è amici. I conflitti tra fondatori nascono proprio quando il rapporto si incrina, cioè quando è troppo tardi per negoziare.
  • Quote paritarie senza regole di stallo. Un 50/50 senza meccanismo di uscita blocca ogni decisione.
  • Definizioni vaghe di leaver. Formule come «giusta causa» senza esempi portano dritti al contenzioso.
  • Patto e statuto incoerenti. Una prelazione scritta solo nel patto non ferma la vendita a un terzo.
  • Dimenticare la scadenza. Un patto a durata definita non rinnovato smette di proteggere i soci.
  • Proprietà intellettuale non trasferita. Se il fondatore che esce resta titolare del codice, la società ha un problema serio.

Dove approfondire su M63

Per vedere come sono composti i round in cui questi accordi vengono messi alla prova, consulta i round seed delle startup italiane e le schede delle startup italiane con i loro investitori.

Patti e statuto hanno effetti giuridici rilevanti: falli redigere o rivedere da un avvocato esperto di operazioni societarie.