Finanziamenti pubblici per startup: Smart&Start, garanzie e CDP
Smart&Start Italia, Fondo di garanzia PMI, CDP Venture Capital e bandi a fondo perduto: come funzionano gli strumenti pubblici per le startup italiane.
In Italia una startup può contare su quattro famiglie di strumenti pubblici: finanziamenti agevolati come Smart&Start Italia, garanzie pubbliche sui prestiti bancari come il Fondo di garanzia per le PMI, capitale di rischio pubblico gestito da CDP Venture Capital e contributi a fondo perduto tramite bandi nazionali, regionali ed europei. A questi si aggiungono gli incentivi fiscali per chi investe. Nessuno di questi strumenti sostituisce un round privato: rendono di più quando lo affiancano.
La mappa degli strumenti
Prima di scegliere conviene capire che cosa si ottiene davvero, perché le logiche sono molto diverse:
- Finanziamento agevolato: denaro da restituire, ma a tasso zero o ridotto e su tempi lunghi. Non diluisce i soci.
- Garanzia pubblica: non porta liquidità diretta, ma rende più facile ottenere un prestito dalla banca, perché lo Stato si fa carico di una parte del rischio.
- Capitale di rischio pubblico: un investitore pubblico entra nel capitale, quasi sempre insieme a investitori privati. Diluisce come qualsiasi aumento di capitale.
- Contributo a fondo perduto: una somma che non va restituita, di solito legata a un progetto di spesa preciso e rendicontata voce per voce.
Molte agevolazioni sono riservate, o più favorevoli, alle società iscritte come startup innovative: verificare di avere i requisiti è il primo passo (vedi la guida su requisiti e vantaggi della startup innovativa).
Smart&Start Italia
Smart&Start Italia è la misura nazionale dedicata alle startup innovative, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e gestita da Invitalia. Alla data di aggiornamento di questa guida le regole principali sono:
- Chi può chiedere: startup innovative di piccola dimensione, iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese e costituite da non più di 60 mesi. Possono presentare domanda anche gruppi di persone fisiche che costituiranno la società dopo l'ammissione.
- Piani finanziabili: programmi di spesa tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro, che possono comprendere beni materiali e immateriali, servizi e costi del personale.
- Agevolazione: finanziamento a tasso zero pari all'80% delle spese ammissibili, che sale al 90% se la compagine è composta interamente da donne o da under 36, oppure se tra i soci c'è un dottore di ricerca impegnato all'estero. Il rimborso è distribuito su più anni, fino a un massimo di dieci.
- Mezzogiorno: per le startup con sede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia (e nei comuni del cratere sismico del Centro Italia) il 30% del finanziamento concesso non va restituito.
- Procedura: domanda online «a sportello», senza graduatorie né scadenze, esaminata in ordine di arrivo.
Esiste poi un meccanismo poco conosciuto ma importante per chi raccoglie capitale privato: la conversione di parte del debito in fondo perduto. Se la startup ottiene un investimento in capitale di rischio di almeno 80.000 euro, mantenuto per almeno tre anni e che non dia la maggioranza all'investitore terzo, può chiedere di convertire una quota del finanziamento pari fino al 50% del capitale apportato, entro il limite del 50% delle agevolazioni concesse. La somma convertita va accantonata in una riserva vincolata per i primi cinque anni.
Il MIMIT ha aggiornato la disciplina con un decreto del 13 luglio 2026, che allinea la misura alla nuova disciplina della startup innovativa introdotta dalla legge 193/2024 e semplifica la valutazione dei piani, in particolare di quelli più piccoli. Le novità diventano operative con la circolare attuativa: prima di presentare domanda verifica le condizioni in vigore sulla pagina di Invitalia dedicata a Smart&Start Italia.
Fondo di garanzia per le PMI
Il Fondo di garanzia per le PMI è uno strumento pubblico, gestito da Mediocredito Centrale, che garantisce una parte dei prestiti concessi da banche e altri intermediari alle piccole e medie imprese. La startup non si rivolge direttamente al Fondo: chiede il finanziamento alla propria banca, che attiva la garanzia.
Per le startup innovative e gli incubatori certificati l'accesso è semplificato, prioritario e gratuito: la copertura arriva fino all'80% del finanziamento, il Fondo non ripete la valutazione del merito di credito (si affida all'istruttoria della banca) e non si pagano commissioni. L'importo massimo garantito per singola impresa, nel regime attualmente in vigore, è di 5 milioni di euro.
In pratica la garanzia serve a ottenere credito che una banca, davanti a una società senza bilanci storici, difficilmente concederebbe. Resta però un debito: va restituito con gli interessi pattuiti, e spesso la banca chiede comunque che i soci abbiano versato capitale proprio.
CDP Venture Capital
CDP Venture Capital è la società di gestione del risparmio (SGR) del gruppo Cassa Depositi e Prestiti dedicata al venture capital ed è il principale investitore istituzionale italiano del settore. Opera su due binari:
- investimenti diretti, con fondi che entrano nel capitale delle startup dalle prime fasi fino ai round di crescita, di norma insieme a investitori privati;
- investimenti indiretti, sottoscrivendo quote di altri fondi di venture capital e sostenendo programmi di accelerazione, tra cui una rete di acceleratori verticali distribuiti sul territorio.
Per una startup questo significa due cose. CDP Venture Capital può essere un investitore diretto: sul suo sito c'è un portale per inviare la candidatura. Più spesso, però, il capitale pubblico arriva in modo indiretto, perché molti fondi e acceleratori italiani hanno CDP tra i sottoscrittori. In entrambi i casi valgono le regole di un normale round: valutazione, diluizione, patti tra soci.
Fondo perduto, bandi regionali ed europei
I contributi a fondo perduto sono lo strumento più ambito e anche il più frammentato. Le fonti principali sono tre.
- Regioni: con i programmi cofinanziati dai fondi europei pubblicano bandi per nuove imprese innovative, voucher per servizi di consulenza e contributi per ricerca e sviluppo. Requisiti, importi e scadenze cambiano da regione a regione e da un anno all'altro.
- Misure nazionali per nuove imprese: Invitalia gestisce anche strumenti non riservati alle startup innovative, come Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord, pensati per giovani under 35 senza occupazione, e ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, rivolta a imprese a prevalenza giovanile o femminile.
- Unione europea: l'EIC Accelerator del programma Horizon Europe sostiene startup e PMI con tecnologie ad alto rischio e alto potenziale, combinando sovvenzione e investimento nel capitale. È molto selettivo e richiede una preparazione lunga.
Una regola vale quasi sempre: il fondo perduto rimborsa spese già sostenute e rendicontate, spesso a distanza di mesi. Serve quindi liquidità per anticipare i costi.
Esempio: Smart&Start insieme a un round di business angel
Una startup innovativa con sede a Torino presenta un piano di spesa da 500.000 euro in due anni: sviluppo del software, due assunzioni, consulenze specialistiche.
- Smart&Start copre l'80% delle spese ammissibili: 400.000 euro di finanziamento a tasso zero. Il restante 20%, cioè 100.000 euro, resta a carico della società.
- Nel frattempo la startup raccoglie 300.000 euro da un gruppo di business angel con un aumento di capitale; nessuno di loro ottiene la maggioranza.
- Se rispetta le condizioni, può chiedere di convertire in fondo perduto fino al 50% dell'apporto (150.000 euro), entro il tetto del 50% delle agevolazioni concesse (200.000 euro). La conversione possibile è quindi di 150.000 euro.
- Il debito da restituire scende a 250.000 euro, mentre il capitale privato copre la quota non agevolata e le esigenze di cassa correnti.
Risultato: la diluizione è quella del solo round privato, ma il debito verso lo Stato si riduce di oltre un terzo. Le soglie vanno sempre ricontrollate sulla disciplina in vigore al momento della domanda.
Errori comuni
- Scrivere il piano per il bando, non per l'azienda: inseguire le spese ammissibili porta a investire in ciò che non serve.
- Sottovalutare i tempi: tra domanda, istruttoria, erogazione e rendicontazione passano mesi. Chi ha poca cassa non può dipendere da un'agevolazione.
- Confondere agevolato e gratuito: il finanziamento a tasso zero e il prestito garantito vanno restituiti e pesano sul bilancio.
- Ignorare i vincoli: mantenimento dei beni acquistati, obblighi di rendicontazione, riserve non distribuibili.
- Cumulare senza verificare: molte misure non sono cumulabili sulle stesse spese o rientrano nei limiti degli aiuti di Stato, come il regime de minimis.
Checklist prima di candidarsi
- La società ha, o può ottenere, lo status di startup innovativa?
- Il piano di spesa è coerente con il business plan e con i tempi reali di assunzione?
- C'è liquidità propria per coprire la quota non agevolata e anticipare le spese?
- Chi seguirà la rendicontazione nei mesi successivi?
- Lo strumento è compatibile con il round privato previsto, per tempi e vincoli?
Agevolazioni e round privati su M63
Le agevolazioni pubbliche funzionano meglio insieme al capitale privato. Nel Funding Report trovi i round annunciati dalle startup italiane anno per anno; nell'elenco degli investitori puoi vedere quali fondi e acceleratori sono attivi, compresi quelli sostenuti da CDP Venture Capital.
Le regole delle agevolazioni cambiano spesso: prima di presentare domanda confrontati con un commercialista o un consulente di finanza agevolata.