Contributo a fondo perduto
Anche detto: fondo perduto, sovvenzione, grant, contributo non rimborsabile.
Il contributo a fondo perduto è un finanziamento, di norma pubblico, che l'impresa non deve restituire né ripagare cedendo quote, purché realizzi il progetto e sostenga le spese previste dal bando.
Per una startup è la forma di finanziamento meno onerosa, perché non genera né debito né diluizione. In cambio impone vincoli precisi. In genere il contributo:
- copre solo una percentuale delle spese ammissibili, mentre il resto va finanziato con risorse proprie;
- viene erogato a rimborso di spese già sostenute e documentate, a volte con un anticipo;
- richiede rendicontazione, rispetto dei tempi e mantenimento di alcune condizioni per anni, pena la revoca.
Per le startup italiane le fonti principali sono i bandi regionali, spesso cofinanziati con fondi europei, le misure nazionali (con Smart&Start Italia, per esempio, le startup del Mezzogiorno non restituiscono una quota del finanziamento) e i programmi europei come l'EIC Accelerator, rivolto soprattutto al deep tech.
Esempio: un bando regionale copre il 50% di un progetto da 200.000 euro. La startup riceve 100.000 euro, ma deve anticipare l'intera spesa e attendere l'erogazione, che arriva dopo la rendicontazione: serve quindi la cassa per coprire i mesi di attesa.
Il trattamento contabile e fiscale dei contributi dipende dalla loro natura: conviene chiarirlo con il commercialista prima di iscriverli a bilancio.