Work for equity

Anche detto: work-for-equity, lavoro in cambio di quote, sweat equity.

Il work for equity è l'accordo con cui un professionista, un consulente o un fornitore viene pagato, in tutto o in parte, con quote o strumenti finanziari della startup anziché in denaro.

È utile quando la startup ha poca liquidità ma ha bisogno di competenze esterne: sviluppo software, consulenza legale, design, marketing. Il fornitore apporta la propria prestazione, o il credito maturato per averla svolta, e riceve quote, azioni o strumenti finanziari partecipativi.

In Italia il regime fiscale agevolato riguarda startup innovative, PMI innovative e incubatori certificati. Secondo l'art. 27, comma 4, del DL 179/2012, gli strumenti emessi a fronte di opere e servizi, anche professionali, o dei crediti maturati per tali prestazioni non concorrono a formare il reddito di chi li riceve al momento dell'emissione. Le imposte si pagano quando gli strumenti vengono ceduti, secondo il regime ordinario delle plusvalenze.

Esempio: uno studio di sviluppo matura un credito di 40.000 euro verso una startup innovativa valutata 2 milioni post-money e lo converte in una quota del 2%. Al momento dell'emissione non paga imposte sul reddito per quei 40.000 euro.

Restano due punti di attenzione. Nelle SRL il conferimento di prestazioni future richiede a garanzia una polizza assicurativa o una fideiussione bancaria (art. 2464 c.c.): per questo si preferisce convertire crediti già maturati o emettere SFP. Inoltre, dopo la legge 193/2024, chi fornisce servizi alla startup per un importo superiore al 25% del proprio investimento non può beneficiare delle detrazioni per chi investe.